In piazza c’era già Masutti ad aspettarlo, il tempo si prospettava tutto sommato decente: gli ultimi scampoli di nuvole se ne stavano andando e il sole faceva capolino sulle cime verso est ancora imbiancate.
Cominciarono a inerpicarsi stando attenti a dove mettevano i piedi, la tempesta aveva fatto precipitare un mucchio di rametti, sarebbe stato un attimo calpestarli e rimetterci una caviglia, come quel povero bastardo l’estate scorsa.
Arrivati al rio Frasseneit si mise a bestemmiare come un carrettiere: la pioggia aveva ingrossato il torrente e le pietre del guado erano finite sotto, furono costretti a risalirlo per dieci minuti per trovare un punto dove attraversarlo, l’alternativa sarebbe stato passare il resto della giornata coi piedi bagnati e Crovat, a metà salita, si era già rotto il cazzo: poco prima di arrivare al fiume aveva perso il bastone nel tentativo di ammazzare una vipera e quant’è vero iddio aveva scorto sul volto di Masutti una sottospecie di sorriso di scherno. Piccolo stronzo impertinente.
Fabio Mario Bullo