Passavamo le giornate ad aspettarci. Passavamo le giornate a parlare di Noi e del tempo che ci aveva separato. Facevamo l'amore per poi farlo a modo nostro. E mentre le settimane passavano la mancanza scavava negli stomaci. Mancava lei e la sua bocca, mancava la notte nelle sere d'estate, la strada prima di raggiungerla e le stelle che facevano poca luce. E mentre il silenzio delle stanze accanto rimaneva ad ascoltarci ci raccontavamo bugie per non dimostrare quanto avidi ed avari l'uno dell'altro eravamo. Danzavano in punta di piedi sui minuti che trascorrevano schivando le paure di chi nel letto li attendeva. In quell'attimo di poche ore rimanevano sature le narici della Sua pelle, il Suo corpo bianco, la stanza calda ed il vento dalla finestra che ci accarezzava. Pagavano il dazio degli obblighi e dei doveri umani per ottenere quanto più di carnale rimaneva. Giocava la dama, tra le sue mani a far luce restavano le perle, nell'accecare i cortigiani che l'attorniavano a far dispetto di chi non poteva avere. Nei dubbi a noi estranei trovavano risposta i baci l'uno dell'altro e nell'eco dei nostri pensieri trovavano fine i nostri abbracci. Rimane il ricordo al ritorno della pelle sudata e dei graffi, storie scritte da mani nascoste, e il pensiero di tornare, al calare di un prossimo sole. Forse ancora non sa d'aver scavato nella mia mente con i suoi sospiri come solco indebile, che a tutt'oggi cerco quelle notti e quelle mani nascoste. Passavamo le giornate ad aspettarci..
anonimo