La guardia abbaiò "prijavite" e, dopo aver ricevuto un mormorio di diniego simil-rosario decise di scendere facendo cenno all'autista che poteva ripartire; si guardò attorno: il valico di Pasjak era andato, davanti a lui si stendeva la Croazia.
Federico cercò di assopirsi cullato dal chiacchericcio in lingua slava degli occupanti, dai pochi esitanti italiani e dallo sporadico, anglosassone turista backpacker in cerca del mare cristallino.
Il via vai dei suoi compagni di viaggio gli fece capire che era al capolinea, guardò fuori e Rijeka, l'italica Fiume, apparve in tutto il suo splendore, smontò dalla corriera e si diresse al primo taxi della fila.
- Amico, taxi?
Non si prese nemmeno la briga di stupirsi di come il tassista avesse capito che era italiano senza nemmeno che aprisse bocca. Ci era abituato, così com'era abituato a decidere il prezzo della corsa prima ancora che mettesse in moto.
Il tassista, dopo essersi intascato una cospicua dose di kune, lo sganciò davanti a una tutto sommato gradevole casa a due piani dallo stile vagamente socialista con tanto di macchia mediterranea, non male.
Una figura familiare emerse dal balcone:
- A cojone, finalmente sei arrivato, vieni su per le scale, o c'hai bisogno dell'argano?
L'appartamento era discreto ma datato: cesso e lavandino erano separati, lo scaldabagno elettrico ma obsoleto, l'idraulico che l'aveva installato aveva probabilmente fatto le elementari con Tito; perlomeno era tutto pulito, per il momento.
Una processione di bottiglie imbandiva il tavolo, la maggior parte di esse vuote, Dario andò ad accoglierlo mentre Alberto, con la sua solita flemma, gli fece un sorriso compassato aggiustandosi gli occhiali.
- Eh Fede, lo sai com'è Alberto, il solito stronzo intellettuale, pensa che si sta leggendo il frasario Italo-croato, auguri!!! Oh, professore com'è che si dice grazie?
- Hvala.
- Ma Hvala sto cazzo, ma senti te che lingua, impossibile imparare ma che ci perdi tempo a fare, tanto il bosniaco lo sa l'italiano, no? E poi se è bosniaco che te ne fai del croato?
- Sono praticamente la stessa lingua, ignorante.
- Seh vabbè, ma vieni qui Fede, famoce un drink. Dai oh, Montessori molla quel libro.
- Cos'è questa roba? Pelinkovac? Ma non c'è altro?
- Eh...
- Ho capito, sentiamo questo amaro va...
L'ispettore Tomislav Duic del posto di polizia di Delnice ne aveva viste di porcherie durante la guerra ma una ragazza bella così buttata dentro una grotta era uno shock difficile da digerire; quando l'HGSS, il soccorso alpino, l'aveva depositata sui bordi della cavità.
Interrogò gli speleologi che l'avevano trovata, che giurarono e spergiurarono di non aver toccato nulla e li congedò con un gesto, mai capito quei quattro fuori di testa che si divertivano a ficcarsi sottoterra.
Diede uno sguardo alla ragazza, era scalza e vestita da mare, sicuramente nella grotta non ci era finita accidentalmente mentre si faceva una passeggiata nella foresta; lasciò lì un paio di sottoposti e se ne tornò in ufficio, tanto dovevano passare per forza da lui, il caso era suo e nel frattempo si sarebbe fatto un paio di giri di rakia con il cugino Kresimir.
A metà pennichella arrivò a svegliarlo l'agente Martin, un occhialuto e fastidioso novellino di Karlovac che malgrado tutto non mancava di acume.
- Hai qualcosa di rilevante? Aveva documenti addosso? Immagino di no.
- No ispettore, ma aveva uno scontrino in tasca, di un supermercato di Jadranovo.
- Probabile che si tratti di un depistaggio...
- Sembrerebbe di no ispettore, ieri era stata denunciata la scomparsa di una ragazza presso il posto di polizia di Crikvenica e i dati corrispondono.
Piccolo stronzo zelante pensò astiosamente l'ispettore, ma si sforzò di dissimulare il fastidio. Ora l'avrebbe sistemato lui.
- I dati?
- Subito ispettore.
Duic represse un moto di stizza, aveva pensato di coglierlo con le braghe calate ma quello era già preparato; diede una scorsa al fasciscolo: Martina Drakulic (una serba, pensò, storgendo la bocca) da... Niente meno che Vukovar, di bene in meglio.
- Cosa ci faceva a Jadranovo?
- Lavorava in un bar sulla spiaggia ispettore.
Duic strinse la scrivania con violenza, quel piccolo bastardo aveva una risposta per ogni domanda, avrebbe dovuto lavorare all'ufficio informazioni della stazione degli autobus.
- Tira fuori la macchina, andiamo a farci un giretto sulla costa.
L'auto sfilava tra file ininterrotte di alberi.
- Ti piace il Gorski Kotar Martin?
- È... Molto rilassante come regione ispettore, un sacco di foresta.
- Puoi ben dirlo ragazzo, è l'emblema della pace e della tranquillità.
"Come no, pace e tranquillità, come quello del mese scorso che aveva rincorso il vicino con un badile, ed era sobrio".
Oltrepassato il valico apparve il mare, con l'isola di Krk sullo sfondo e l'abbacinante riflesso del Mare Adriatico, l'ispettore grugnì esplicitando la sua opinione sul mare.
Jadranovo, come tutto il litorale del Quarnaro in quella stagione, era intasato di turisti: tedeschi e italiani ma non mancavano cechi e sloveni.
Si incamminarono lungo la riva fino alla birtja dove lavorava la vittima, situata alla fine del litorale, poco prima di una zona piena di scogli e di nudisti.
- C'è il padrone qui? Ah è lei? Buongiorno, parlo con...
- Mujo Boban.
Un bosniaco rimuginò l'ispettore, ma è rimasto qualche croato in giro?
- Sono qui per la ragazza che lavorava per lei, Martina.
L'uomo restò interdetto.
- Andiamo Boban non faccia la commedia, non me ne può fregare di meno che lavorasse in nero da lei quindi si risparmi la sceneggiata e mi dica tutto quello che sapeva di lei.
- Perché parla al passato, non vorrà mica dirmi...
- Se non vuole che glielo dica io si guardi il telegiornale stasera. Che mi sa dire di lei? Da quanto lavorava qui?
- Da inizio stagione, un paio di mesi... Mai combinato guai, sempre abbastanza puntuale, sospetto un sacco di clienti venissero attirati da lei.
- Dove viveva?
- Laggiù, vede quella casa? Stava lì con altre due ragazze, una delle quali lavora anche lei qui ma adesso non è di turno, è stata lei a sporgere denuncia.
- Sì perché se aspettavamo lei Boban quella faceva ora ad andare in decomposizione.
- Ma io...
- Vedo che fate anche da mangiare qui, sono sicuro che saprà preparare qualcosa di buono senza, ehm... Spendere troppo. Martin vai dalle ragazze a fare un paio di domande e cerca di non farti infinocchiare.
Duic si mise comodo, il confortante chiacchericcio croato si confondeva con sguaiate risate italiane e compassati lazzi tedeschi.
Quando si risvegliò, in preda a postumi agghiaccianti, il sole era già sorto da un pezzo, difficile stabilire che ore fossero ma faceva già caldo, e tanto anche; qualcuno l'aveva mollato in camera o forse ci era arrivato da solo, chi se lo ricordava.
Si avviò strascicando i piedi verso il salotto, dove trovò Dario assopito assieme ad una mora dalle gambe lunghe, probabilmente una locale; deciso a rovinargli la festa esordì con un rutto fragoroso.
Dario si alzò di botto guardandosi attorno smarrito, per poi maledirlo; Alberto, già in piedi come suo solito, rientrò dal balcone ridacchiando, per poi farsi subito serio.
- Penso che abbiamo un gran problema signori.
- E che fa? Abbiamo perso il numero del bosniaco?
Alberto si avvicinò alla ragazza, le prese un braccio e la strattonò violentemente. Dario le appoggiò una mano sul seno ma appena toccatala si scansò con una smorfia.
- Freddina eh?
Dario si alzò in piedi agitatissimo.
- E no eh, io non c'entro niente l'ho vista che passava sotto alla finestra l'ho invitata a fumà e...
- E abbassa questa cazzo di voce, qui lo capiscono tutti l'italiano, vuoi mettertelo in testa?
Federico si avvicinò al corpo e le scostò i capelli mettendone in luce la faccia.
- Che bellezza, te la sei scopata almeno? Se è così è stato un gran spreco...
- Eh Fede non fa l'infame pure tu eh...
Alberto, che osservava la scena in silenzio, andò a chiudere le finestre. Dario, malgrado il caldo soffocante, tremava visibilmente.
- Insomma vuoi dirci che hai combinato con questa?
- Ma chi se ricorda, l'ho fatta venire su...
- Quando?
- Quando voi eravata già a dormire perché avevate bevuto troppo e...
Alberto sbottò:
- E tu no invece? Dì la verità che hai tirato, ecco come mai sei rimasto, diciamo così, sobrio.
- Sì be'...
- E hai offerto da tirare anche a questa magari...
- Albè, nun me ricordo.
- E questa è collassata, morendo proprio qua.
Alberto cominciò a bestemmiare nel suo gutturale accento bergamasco.
- Di qui a poco viene a trovarci il bosniaco e per tutta accoglienza esordiamo con una tipa morta nell'appartamento, bella figura di merda ci facciamo!
- Eh ma potrebbe darce una mano, chissà quanta gente ha fatto sparire durante la guerra in Jugoslavia...
- Io non ci sto a fare queste figure di merda, tu ci faresti affari con gente così sprovveduta?
Federico andò verso il cadavere.
- Io prima di ficcarle le mani in tasca ho bisogno di sapere che intenzioni abbiamo, la facciamo sparire?
- E cosa vuoi farne, chiamare la polizia? Oltretutto bisogna farla sparire alla svelta.
- Questa l'unica cosa che ha sono le chiavi di casa e le sigarette, niente documenti, niente portafoglio.
- Pessimo segno, significa che abita qui vicino.
Dario si versò un bicchiere, Alberto lo apostrofò a male parole:
- Sì bevi, bevi che così ti rincoglionisci ancora di più. Visto che hai combinato il casino almeno pensa a come risolverlo.
Federico schioccò le dita.
- Ci sono! Questo è territorio carsico, è pieno di buchi nelle montagne, ne troviamo uno, la buttiamo dentro e chi si è visto si è visto.
Alberto annuì socchiudendo gli occhi.
- Ottima idea, ma mica ci possiamo permettere di andare a cercarne una.
- Possiamo domandà a...
- Oh ma ci sei o ci fai? Cosa gli chiedi, scusi sa dove c'è una foiba che ci dobbiamo sbarazzare di un cadavere?
Federico nel frattempo stava scartabellando freneticamente un opuscolo. Alberto si alzò e gli andò vicino.
- Che roba è? Ah la pubblicità che ci hanno mollato in frontiera... Lascia perdere, qualsiasi cosa ci sia lì è straturistica e a noi interessa che venga trovata il più tardi possibile.
Dario si alzò che era il tramonto, rabbrividendo: la temperatura della stanza era di sedici gradi, improvvisamente ricordò: Alberto aveva messo il condizionatore a palla per preservare il corpo... Il corpo! Cristo non se l'era sognato era ancora lì.
Alberto era steso in poltrona a fumare una sigaretta, Federico era appena tornato dall'internet point.
- Tutto a posto, ho localizzato l'area.
- Hai parcheggiato la macchina dietro?
- Sì, appena cala il sole la carichiamo.
[to be continued]
Fabio Mario Bullo