Ormai erano giorni che era lì: come un dolore al petto che si spera se ne sia andato ma puntuale fa la sua comparsa al risveglio.
Individualmente ognuno aveva provato a ignorare la cosa ma alla fine il re era nudo: quell'apparizione era ancora lì e malgrado tutto Battista, Madrac e il figlio dell'oste avevano ragione.
Se ne discuteva a capannelli, a volte durante il lavoro ma mai calato il sole, faceva già abbastanza paura col chiaro.
Come se non bastasse c'erano anche delle novità ben poco piacevoli: quelli che stavano agli Stavoli Silisia giuravano e spergiuravano che l'avevano sentito poco prima dell'alba ma non avevano osato mettere il naso fuori per capire cosa stava succedendo. Se non fosse stato per le bestie che muggivano probabilmente se ne sarebbero usciti a mezzogiorno,
I più sfacciati chiesero ai forestali di passaggio cosa ne pensavano ma questi se ne andarono ridacchiando, agli astanti attoniti arrivarono portate dal vento le parole “allucinazioni” e “unioni tra consanguinei”.
Qualcuno avebbe dovuto prendersi la briga di andare dall'altra parte del monte, a Cjarpen, per investigare a riguardo ma sarebbe stato un suicidio.
Anni prima, alla fiera del bestiame e non propriamente sobri, si erano quasi ammazzati: secondo alcune fonti uno di Cjarpen aveva fatto lo spiritoso, uno del paese gli aveva risposto per le rime e un altro, che passava per di là senza nemmeno aver preso parte all'alterco, si era ritrovato con quattro denti in gola.
La discussione era passata rapidamente dalle mani ai bastoni con un paio di personaggi ridotti in maniera tale da dover chiamare il prete per l'estrema unzione. Ad avere la peggio furono quelli di Cjarpen, in inferiorità numerica e con meno bastoni; se ne andarono dalla fiera trascinandosi dietro i feriti prima che arrivassero i carabinieri e giurando vendetta, minacciando che chiunque fosse passato per la loro valle ne sarebbe uscito con le gambe in avanti.
Fabio Mario Bullo