E poi ti ritrovi diviso.
Diviso tra i sospiri mancati e quelli strappati dai ricordi che lasciano i tuoi pomeriggi senza fiato, con un vuoto pneumatico nella mente, con una nostalgia che ti fa scorrerre milioni di pensieri alla velocità di un treno, a quella velocità con cui vorresti averla tra le mani ora perchè ormai una sua foto non ti basta più.
Le mie idee partono a razzo e si accendono come fuochi artificiali, quando così artificiali non lo sono, perchè tutti quei colori sono veri,ma rimangono chiusi dentro.
E pensi a tutte le volte che hai avuto la sua carne tra le mani, come l'hai stretta e come l'hai accarezzata.
Dopo la sua tocca a tutte le altre, e poi di nuovo alla sua.
Poi inevitabilmente pensi a lui, che ora ha la possibilità di fare quello che tu hai già fatto..e forse qualcosina in più.
E mentre scrivi il tempo passa e ad ogni lettera le persone si allontanano.
E poi ti ritrovi diviso.
Dal monte di venere i dubbi si allargano e si allagano.
Sono in discesa, giustamente.
Ricordi i pianti, i sorrisi, le corse, le cicatrici, i profumi e il colore degli occhi.
Ricordi tutti i colori degli occhi di ogni una?
Guarda, osserva il suo viso mentre ti parla e cerca di capire cosa vuole in realtà.
Le mura si strigono fino a rimanere un attimo solo e tranquillo, finalmente.
Ci si interrogava fin da piccoli, poi ancora cresendo sino a quando il tempo delle domande è terminato e ti ritrovi con ben poche risposte, le scarpe piene di sassi, gli occhiali sul naso e pochi capelli a causa del continuo grattacapo.
Chi viaggia leggero è perchè la risposta se la va a prendere fin da subito.
Ma questo ancora non me l'avevano insegnato quella volta.
In ogni caso ho goduto dei miei dubbi.
Pomeriggi, anni interi nel mio mare di dubbi.
E poi ti ritrovi diviso.
Così tanto che le membra cominciano a stridere.
Per sopravvivere il cervello si aggrappa ad un momento, specifico o meno, in cui eri felice, anzi, in cui eri leggero.
Ben poco ti importava come le cose giravano, a te interessava una cosa sola, e quella non era il tuo futuro.
Si aggrappa, quindi, ancora riesco a sentire le sue unghie strattonare i miei ricordi.
Diventa un gioco, un pensiero contorto e capzioso dove tu vivi in una cazzo di realtà.
Che non esiste.
E poi ti ritrovi diviso.
(Anonimo)