lunedì 28 dicembre 2020

Tiere di Friûl 6 - Chi semina vento raccoglie bronchiti

Crovat si sentì tirare la giacca e si girò istintivamente gridando, poco mancò che facesse un colpo quando si trovò di fronte una donna scarmigliata, con gli occhi fuori dalle orbite.

Non ci fu bisogno di presentazioni: i capelli biondastri e le iridi blu parlavano chiaro: era una dei Feniloni, gli abitanti della contrada al di là del Chiarsò, gli incestuosi, e con tutte le evidenze gli unici sopravvissuti.

Il frastuono del fiume aveva coperto i suoi passi, se passi si voleva chiamarli, dal momento che la povera disgraziata si reggeva a malapena in piedi, arrivare su questa riva dall'altro lato doveva essere stata un'impresa improba.

Crovat e Masutti stentavano a capire cosa diavolo stesse dicendo, o per meglio dire farneticando mentre si aggrappava a loro con dita talmente contratte da avere preso le sembianze di artigli.

Con non poca fatica riuscirono a riportarla verso la forchia, in maniera tale da poter tentare di avere un'idea di che cosa stesse parlando quella scalmanata.

Ripeteva ossessivamente gjavegjave, ma che c'entrava la miniera? Non era nemmeno entrata in esercizio.

Masutti avvicinò la faccia alla bocca della donna e si girò perplesso verso Crovat asserendo che la parola non era gjave, bensì cjaval, cavallo.

Di bene in meglio insomma, se la miniera poteva ancora avere un minimo di senso, il cavallo pareva uscito dal delirio di una demente.


Quant'è vero iddio maledetto il giorno che erano saliti alla forchia e scesi a Jalmis.

Non avevano avuto il coraggio di dirle che quello che diceva era folle, mostruoso, impossibile da credere.

Non ne avevano avuto il coraggio perché in cuor loro sapevano, in fondo all'animo sentivano che era tutto drammaticamente vero.

Ce n'era voluto di tempo ma alla fine aveva trovato le forze per sputare quella storia che sembrava vomitata fuori dai più biechi recessi del terrore ancestrale.

Nemmeno i racconti delle strie, dei krampus e di tutto il folclore di quelle valli dimenticate dal signore avrebbero potuto partorire un abominio del genere perché, come spesso accade, la realtà supera di gran lunga la fantasia.




CONTINUA..


Fabio Mario Bullo