Renato Urban, detto Madrac, era tarchiato, incline all'alcol
e alle brutte maniere, caratteristiche largamente condivise dal resto degli
abitanti del paese.
Fece capolino all'osteria con gli occhi fuori dalle orbite,
dove si sedette di schianto su una panca, tra l'indifferenza generale; il fatto
che fosse madido di sudore, malgrado la giornata fosse tutto tranne che calda,
non colpì nessuno, il soprannome “Madrac”, biscia, non gli era stato affibbiato
a caso.
Dopo aver tentato di intromettersi in una partita a
tressette, che stava per concludersi tra insulti e minacce di morte, riuscì
finalmente a catturare l'attenzione di qualcuno.
- Giuanin, vieni fuori a vedere.
- Che c'è, sono arrivate quelle del casino?
Dal tavolo a fianco seguì uno scroscio di risa, che finì
presto in colpi di tosse e bestemmie assortite. Madrac stava per ricominciare,
quando irruppe dentro il figlio dell'oste visibilmente sconvolto.
- Venite a vedere il Toc, presto... C'è qualcosa che spunta
dalla cima.
Il padre, che stava incredibilmente pulendo il banco, lo
guardò con un ghigno a metà tra il sardonico e lo sprezzante.
- Come quella volta che eri convinto di aver visto un
fantasma e invece era colpa di quell'asina di tua sorella che aveva fatto
volare via il lenzuolo?
Il ragazzo sbuffò assumendo un'aria insofferente,
Madrac intercettò il manrovescio del padre mettendosi di
fronte al figlio dell'oste.
- Allora? L'ho visto anch'io.
L'oste lo guardò male, poi si rivolse al figlio.
- Vai a chiamare tua madre che tenga d'occhio il banco, non
si sa mai che non sia tutto un trucco per fregarmi il vino.
Il figlio dell'oste seguito da Madrac, dal padre e da uno
sparuto manipolo di avventori incuriositi, si incamminò tra i vicoli, fino a
che non sbucarono tutti sul sagrato della chiesa; il sole morente tingeva di
rosso le montagne circostanti, dove il paese, poche centinaia di abitanti in
tutto, si incuneava.
L'oste si mise a scrutare i monti con aria corrucciata ma ben
presto si scocciò:
- Cosa cristo è sta storia? Non c'è niente e si sta facendo
buio, per quello che mi riguarda qualcuno stasera si prenderà un paio di
cinghiate.
- Ti consiglio di tirare fuori la cintura delle grandi
occasioni, perché io ho la pelle dura.
L'oste alzò gli occhi verso il campanile, dove Battista si
era arrampicato non visto da nessuno e rispose con una smorfia. Nondimeno,
volendo finalmente vederci chiaro in tutta quella faccenda, si accinse a salire
sul campanile a sua volta; al sesto gradino la scala, duramente provata da anni
di intemperie, cedette di schianto facendo finire il malcapitato con la faccia
a terra dopo un volo di un paio di metri.
L'oste si alzò
apparentemente tranquillo, si guardò intorno e bestemmiò sommessamente, dopo un
attimo di pausa cominciò a inveire contro dio in un crescendo parossistico che
lo lasciò fisicamente prostrato ma mentalmente soddisfatto. Il prete, pur
abituato a sentire di tutto, ritenne prudente non affacciarsi.
- Battista per quello che mi riguarda tu, il tuo monte e
tutto quello che ne spunta fuori potete andare a farvelo mettere, per davanti e
per di dietro, e buona fortuna a scendere per quella scala.
Detto questo prese per la collottola il figlio e coprì il
(breve, per sua fortuna) tragitto tra la chiesa e l'osteria prendendolo a calci
nel didietro e imprecando contro il monte, le scale, i figli e quel dannato
paese di ubriaconi dove suo malgrado la sua famiglia aveva casa da decine di
generazioni.
F. M. Bullo